Paolo Bettini, ex ct azzurro

Paolo Bettini è un fiume in piena contro il nuovo calendario stabilito dall’UCI per il proseguo della stagione dopo il lockdown a causa dell’emergenza coronavirus. L’oro olimpico di Atene, ancora amato e seguito dal popolo del ciclismo, non si è trattenuto e con la consueta sincerità si è fatta portatore di un malumore diffuso, dagli addetti ai lavori ai ciclisti e tifosi.

“Il concetto è: sistemo il Tour, e il resto del mondo si adegua. E questo succede anche perché i proprietari del Tour sono gli stessi della Vuelta, e che la Vuelta sia tre giorni in meno, e che non recuperi le tre tappe previste in Olanda per liberare spazio nel calendario, e’ secondario. E’ tutta una logica sbagliata: esiste solo il Tour e tutto si deve adeguare”.

E ancora Bettini: “In questa stagione straordinaria si doveva far capire agli sponsor che non esiste solo il Tour. Ci sono Giro e Vuelta, Fiandre e Sanremo, Roubaix e Strade Bianche. Il principio doveva essere ‘si investe nel ciclismo, non in una gara’. Ma l’Uci ha dimostrato che non siamo una famiglia e che non fa gli interessi del movimento ciclistico mondiale, non ha interesse a valorizzare il suo mondo. Non c’e’ coerenza, non c’è rispetto per tutto ciò che non sia il Tour”.

“L’Uci non può dire che, salvato il Tour, abbiamo salvato la stagione – incalza l’ex ct azzurro – Perchè allora è difficile andare da uno sponsor e dirgli di investire. Tutte le gare del calendario generano interessi e risorse. Il presidente Lappartient ha dimostrato di non aver voluto valorizzare la sue gare. La logica di questa stagione doveva essere: poca quantità e grandissima qualità. Ma come, hai 100 giorni e ti ritrovi il meglio che puoi, le cinque classiche-Monumento e i tre grandi giri, e che cosa fai? Lasci libero il Tour e fai sovrapporre tutto il resto”.

“Se durante il Giro d’Italia mi metti tutte, e ripeto, tutte le classiche del Nord, e per di più ci sono sei giorni di sovrapposizione con la Vuelta e l’ultimo giorno anche la Roubaix, non hai valorizzato il tuo tesoro. Ha vinto la non-logica. L’Uci ha perso l’occasione di fare sistema con squadre e corridori nel gestire un anno di difficoltà”. Poi sul gesto atletico: “Nel ciclismo moderno si facevano 90-95 giorni di gara in una stagione. Ora un professionista ne fa 60, spalmati da gennaio a ottobre. Attenzione: nel 2020 se ne faranno 40-50 ma in 3 mesi, non vorrei vedere gente con le stampelle”.

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