La famiglia dopo l’incidente occorso ad Alex Zanardi ha chiesto di non emettere più il bollettino medico e riservatezza sulle condizioni del campione paralimpico. Se sulle condizioni del ciclista c’è riservatezza, si sa che è stabile ma ancora sedato e in condizioni gravi, le polemiche e i tentativi di ricostruire l’impatto sono al centro della cronaca sportiva.

Si sono fatte varie ipotesi azzardate e smentite subito sulle cause dell’impatto con l’autoarticolato, dal fatto che Alex fosse al cellulare o che avesse perso il controllo per la troppa velocità. Marcello Bartolozzi è un architetto che era vicino al luogo dell’impatto e ha subito parlato con la stampa locale su ciò che ha visto. “È successo nel tempo di un lampo, forse Alex si è spaventato, era una nuvola di frammenti. In aria volavano pezzi di non so che cosa, forse era il casco di Alex, forse parti della sua handbike“.

Erano dunque insieme sulla statale che collega Pienza a San Quirico d’Orcia, anzi Bartolozzi ha detto che erano a quattro metri, vicinissimi e questa è la sua ricostruzione: “Andavamo a quaranta chilometri all’ora. Su una strada in leggera discesa è una velocità normalissima. Prima di quella dannata curva a destra, Alex si trovava vicino alla linea di mezzeria della strada. Vedendo il camion arrivare forse si è impaurito. L’ho visto sterzare a destra per cercare di allontanarsi dalla mezzeria e riportarsi al centro della nostra corsia”.

In quel momento sembra andare tutto fuori controllo: “La ruota sinistra della sua handbike si è sollevata da terra. A quel punto, per recuperare l’assetto ed evitare di ribaltarsi, ha dato una controsterzata a sinistra. È una mossa da pilota, quale lui è. Da lì in avanti, però, non è più riuscito a controllare il mezzo ed è caduto, urtando sulla fiancata del tir”.

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