Mario Cipollini

Si fa portavoce della causa sociale nel mondo del ciclismo Mario Cipollini, in questa battaglia contro il Coronavirus. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, il campione ha infatti lanciato il suo appello ai colleghi, ricordando a tutti di dare precedenza all’emergenza sanitaria.

Cipollini: ‘In era Coronavirus mi sento il c.t. della generosità del ciclismo’

‘Mi sento il c.t. della generosità del ciclismo’. E aggiunge: ‘Dove siamo noi ciclisti nella tragedia dell’Italia di oggi? Su, muoviamoci, apriamo il portafogli, diamoci da fare. Dobbiamo essere per lo sport quello che hanno fatto Fedez e la Ferragni. Se abbiamo una coscienza al di là dei nostri egoismi, muoviamoci, lo dobbiamo alla gente di questa nazione’.

Mario Cipollini, lucchese di 53 anni, ha ottenuto 189 vittorie, tra cui la Milano-Sanremo e il Mondiale nel 2002, e 42 tappe al Giro d’Italia (record). Ora è in quarantena nella sua casa a Monte San Quirico, vicino a Lucca. A ottobre 2019 e febbraio 2020 è stato operato al cuore per una miocardite ma il pensiero corre sempre alla sua grande passione e alla solidarietà in questo momento storico.

Il ciclista: ‘Ispiriamoci a Bartali’

‘Ispiriamoci a Gino Bartali – ha dichiarato il “Re Leone” – ricordiamoci di che cosa ha fatto in silenzio per salvare gli altri’. Durante la guerra, Bartali infatti aveva corso tra Firenze e Assisi con falsi documenti nascosti nel telaio della bici fino a salvare circa 800 ebrei. ‘Nessuno può restare indifferente a quanto accade in Italia – continua Cipollini – E le persone che soffrono, che lottano negli ospedali per noi, sono le stesse che vengono sulle strade a incitarci, a tifare per noi. Noi siamo vivi, come movimento, grazie a questa gente: noi esistiamo grazie a loro. Tanti, tantissimi ci hanno accolto nelle loro case anche solo per cambiarci, per farci una doccia: me lo ricordo bene, io, al Giro di Sicilia nel 1989. Il pubblico ha dato un valore al nostro mondo, e noi ora dobbiamo ridare quello che abbiamo avuto’.

Sul Coronavirus: ‘Io pronto a donare’

Il campione ha poi ricordato la sua esperienza in ospedale per le operazioni appena subite: ‘Ho toccato con mano quanto sia straordinaria la Sanità in Italia. Il mio malanno è niente rispetto al coronavirus, ma comunque ho rischiato di rimanerci, e sono qui, vivo, grazie alla Sanità italiana. Per questo io per primo sono pronto a dare, a donare. Apriamo subito un conto corrente, coinvolgiamo la Federciclismo, l’Associazione dei corridori, il Giro d’Italia, i big del gruppo, da Nibali a Viviani e Trentin. Svegliamoci. Mi ha sorpreso questo attendismo’.

L’appello: ‘Raccogliamo fondi, facciamo qualcosa’

Mario Cipollini ripensa poi al mondo del professionismo: ‘Capisco gli atleti, lo sono stato anch’io. Sono concentrati sul loro mondo, quando si riprende, se e come si riparte, fanno i rulli, pensano agli obiettivi. Ma non posso pensare che non guardino a che cosa succede intorno. Ognuno cerca di salvare la propria attività, è normale, ma adesso la priorità è la salute. Il ciclismo è lo sport del popolo e deve fare qualcosa per l’Italia. Questo è il momento di essere una vera squadra. E’ la volata più importante che dobbiamo vincere. E, partendo dalla mia esperienza di paziente, dico che il ciclismo deve diventare una coronaria di generosità che arrivi al cuore della gente. Raccogliamo fondi, compriamo respiratori, facciamo qualcosa’.

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