Il ciclismo scalda i motori e ormai è ufficialmente pronto a riparte con i suoi protagonisti con un’agenda e un calendario molto fitti, stravolti dal coronavirus. Tra i protagonisti attesi di questa annata c’erano in assoluto i due italiani Fabio Aru, che arriva da due stagioni molto negative, e Vincenzo Nibali dopo il cambio di team ora alla Trek Segafredo.

Proprio i due italiani tra i più rappresentativi si sono lasciati andare in due lunghe interviste. Fabio Aru, il cavaliere dei quattro mori, a Sky Tg24 è sembrato concentrato e motivato sui suoi obiettivi, dopo due stagioni molto difficili. Come riporta l’edizione online di Repubblica: “Alla fine quello che balza all’occhio – sottolinea Aru – sono le mie ultime due stagioni negative sia come risultati che problemi fisici. Ci si è un po’ dimenticati di quello che ho fatto e anche la gente da casa aspetta qualche impresa e qualche buona cosa in salita. Ho superato tantissimi problemi, ci sono voluti tempo e mesi, ma a febbraio quest’anno mi sentivo un altro”. Sulla Vuelta del 2015: “È stata una bellissima emozione che non ho realizzato subito, ma nel corso degli anni. Le vittorie le apprezzi dopo, ma sicuramente sono cresciuto tanto e adesso sono pronto a dimostrare nuovamente ciò che valgo, voglio tornare a competere con i più forti e a emozionare chi mi segue”.

Vincenzo Nibali da Lugano, dove si trova da inizio lockdown, ha insistito sull’importanza di non criminalizzare uno sport tanto seguito quanto amato. “È giusto prendere precauzioni per gli eventi sportivi, ma la ripartenza ci deve essere, bene o male tutti gli stati stanno ripartendo, qui in Svizzera oggi ho visto bar aperti. Non bisogna fare terrorismo su tutto”. Anche lo Squalo si augura un Giro d’Italia con la gente e i tifosi a bordo strada, impensabile non vedere il pubblico sulle strade: “Corse come il Giro ti permettono di seguirle anche sulla strada a distanza, se togli il pubblico in questi momenti il ciclismo soffre tanto. Il pubblico nostro è sempre stato bravo, pacato, eccetto alcune situazioni. Una ripartenza con il pubblico a debita distanza che rispetti lo sport, credo si possa fare”.

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